Monica Vitti, quando la commedia è donna

Monica Vitti (vero nome, Maria Luisa Ceciarelli) è nata a Roma nel 1931. (Google)

Antonioni, Monicelli, Salce, Scola, Boñuel. E poi ancora: Alberto Sordi, Luigi Magni, Steno. Commedia e dramma. Ironia e sensualità. Il racconto di una vita: quella di Maria Luisa Ceciarelli. Il grande schermo la renderà famosa come Monica Vitti. Attrice di razza, come poche ne abbiamo conosciute. Protagonista di una lunga, esaltante storia d’amore con il cinema italiano.

Viene dalla gavetta, Monica. Romana, classe 1931, sperimenta il battesimo di fuoco del teatro. Un diploma all’Accademia di Arte Drammatica per acquisire tecnica e sicurezza. È il 1953. Sei anni più tardi sarebbe diventata la musa di Michelangelo Antonioni. Nella vita privata e sul set. Quattro film su tutti: L’avventura (1959), La notte (1960), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964). Quattro ritratti femminili di livello. Vitti coglie sfumature, valorizza i silenzi ed esalta le contraddizioni. Come se avesse fatto sempre quello, solo quello.

Monica Vitti e Alberto Sordi, coppia di razza della commedia all'italiana. (Repubblica)

Non si accontenta, però. La commedia è un genere declinato al maschile? Monica cambia le carte in tavola e diventa un’icona. Con l’aiuto di eccezionali compagni di viaggio, Alberto Sordi su tutti. Saranno Mimmo e Dea in Polvere di stelle (1974), Livia e Fabio in Io so che tu sai che io so (1982). Mario Monicelli la vuole grottesca e vendicativa nel suo La ragazza con la pistola (1968), per Ettore Scola si trasformerà in una fioraia gioviale e indecisa (Dramma della gelosia-Tutti i particolari in cronaca, 1970).

Un'immagine recente di Monica Vitti. (Wikipedia)

Tanti premi: cinque David di Donatello, tre Nastri d’Argento, un Leone d’Oro alla Carriera (1995). Una nomination ai Bafta Awards e il Globo d’Oro. A livello internazionale la consacrazione arriva nel 1984: il riconoscimento come migliore attrice al Festival di Berlino per Flirt, un film diretto da Roberto Russo, suo futuro marito.

Anche Vitti si lascia tentare dalla regia (Scandalo segreto, 1990). E non dimentica le antiche passioni: il teatro e il doppiaggio. In Senti chi parla adesso (1993) di Tom Ropelewski presta la sua voce ad una barboncina snob e viziata.

Imitata, rincorsa, richiesta e ammirata, si tiene a distanza dal mondo dello spettacolo. Il Festival di Cannes le ha dedicato il manifesto dell’edizione 2009. Sperando, forse, in una sua apparizione. In attesa di rivederla in pubblico, a lei va il nostro grazie. Grazie per averci incantato. Grazie per averci accompagnato, da un film all’altro. Grazie per aver amato così intensamente il cinema italiano.

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