Da Germi a Muccino. Storia di Stefania Sandrelli

Stefania Sandrelli con Dustin Hoffman. Insieme hanno intrpretato il film "Alfredo, Alfredo" (1972), regia di Pietro Germi. (Google)

Gino Paoli la cantava giovane e bellissima, sapore di sale «sulla pelle e sulle labbra». Pietro Germi la immergeva nelle contraddizioni della Sicilia anni Sessanta. Stefania Sandrelli, classe 1946, aveva solo 16 anni quando la popolarità la travolse. Una ragazza come tante, all’apparenza. Da lì a poco sarebbe diventata una delle icone più durature del nostro cinema.

Il mare della Versilia le portò fortuna. Reginetta di bellezza nel 1960, si accorge di lei Luciano Salce. Basta un servizio fotografico, uno soltanto, sulla spiaggia della sua Viareggio. Le porte del grande schermo si aprono all’improvviso. Esordi stellari: in Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964) a dirigerla c’è Pietro Germi. Stefania stupisce tutti.

È un volto per la commedia, il suo. Ma anche il volto di una mamma. Partorisce Amanda, anche lei oggi ottima attrice, poi si tuffa sul set di Io la conoscevo bene (1965), regista Antonio Pietrangeli. Il ruolo della protagonista Adriana era stato pensato per Sandra Milo. Stefania ne raccoglierà il testimone. Il risultato è strepitoso: un’interpretazione naturale, istintiva, profonda. La migliore della sua carriera.

Stefania nel 2005 a Venezia. In mano ha il Leone d'Oro alla Carriera. (Repubblica)

Arrivano così gli anni Settanta, segnati ancora dalla mano di Pietro Germi (Alfredo, Alfredo, 1972, al fianco di Dustin Hoffman). E da incontri eccellenti: Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola. Sempre affascinante, sorprende pubblico e critica con lo “scandaloso” La chiave (1983), di Tinto Brass. Per Sandrelli inizia una nuova gioventù artistica. Si lancia nei generi più diversi: ironica caricatura di un sex symbol in Eccezzziunale…veramente (1982) di Carlo Vanzina, delicata e convincente nell’affresco in rosa Speriamo che sia femmina (1986) di Monicelli. Francesca Archibugi la chiama per Mignon è partita (1988) ed ottiene Nastro d’Argento e David di Donatello. Vincerà altri premi, fino all’ultimo acuto: il Leone d’oro alla carriera nel 2005.

Ormai insignita del crisma di grande attrice, sempre attivissima, si lascia dirigere da Gabriele Muccino (L’ultimo bacio, 2001) e da Paolo Virzì (La prima cosa bella, 2010). Senza tralasciare la fiction televisiva, la serie Il Maresciallo Rocca (con Gigi Proietti) e la regia (Christine, 2009).

Sono i mille volti e i mille cambiamenti di Stefania. Figlia e madre, donna e adolescente, drammatica e comica. Amica e rivale. Matura e materna, eppure ancora ragazza. L’eterna ragazza del cinema italiano.

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