Susan Hayward, la leonessa d’America

Susan Hayward (1917-1975) è stata una delle attrici americane più amate della storia del cinema. (Google)

Barbara Graham non voleva morire. Per evitare le camere a gas del carcere di San Quintino fece di tutto. Una storia di paura e ingiustizie, la sua. Una storia che si muove sul filo del pregiudizio. Una storia senza lieto fine. Come quella dell’attrice che l’ha interpretata sul grande schermo. Si chiamava Edythe Marrenner, era di origine svedese. Sarebbe diventata una leggenda con il nome d’arte di Susan Hayward.

Susan conosce giovanissima i fasti della celebrità. Muove i primi passi nella moda. Ha una bellezza delicata, i lineamenti gentili. Gli stilisti di New York sono ai suoi piedi. Scommettono forte su quella ragazza nata a Brooklin nel 1917. E avranno ragione: Hayward approda in teatro, poi al cinema. Ruoli di secondo piano, da antagonista. Il grande salto avviene nel 1947, con Una donna distrusse di Stuart Heisler. Hayward inaugura una galleria di personaggi femminili ad alto tasso drammatico. Donne forti, coraggiose. Donne sfortunate e volitive. Donne zuppe di lacrime. Tante candidature all’Oscar, una popolarità planetaria. La statuetta d’oro arriverà nel 1959, con il capolavoro di Robert Wise Non voglio morire.

Susan Hayward mostra l'Oscar, vinto nel 1959 per "Non voglio morire" di Robert Wise. (Oscar.com)

La carriera procede a gonfie vele. La vita privata, invece, è costellata di sofferenze. Susan sposa l’attore Jess Barker, partorisce due gemelli, Timothy e Gregory. Il rapporto tra le due star non decolla. Quando il matrimonio finisce, va in scena un’aspra battaglia legale per la custodia dei figli. Hayward è a pezzi. Si sente sola, è sfiduciata. Vuole farla finita. Cerca di uccidersi con un’overdose di barbiturici, ma la madre riesce a salvarla.

L’attrice prova a ripartire. Il lavoro non manca, il pubblico la adora. Spera di trovare stabilità tra le braccia del secondo marito, l’avvocato Floyd Eaton Chalkley. Nove anni d’amore, poi il dramma. L’uomo si ammala di epatite e muore all’improvviso.

Hayward è distrutta. Per lei il momento di arrendersi non è ancora arrivato. Combatte a viso aperto, combatte senza risparmio. Combatterà sempre. Anche quando, nel 1972, le verrà diagnosticato un cancro al cervello. Tre anni di sofferenze, vissuti con grande dignità. Susan non rinuncia ad apparire in pubblico. L’Ampas la invita a presiedere una serata di gala, lei risponde presente all’appello. Si fa perfino confezionare un abito da sera su misura. Tutto inutile: a poche ore dell’evento la sorprende un nuovo malore. Il quadro clinico si complica, l’attrice viene ricoverata in ospedale.

Morirà nel 1975, a Hollywood. Un finale triste e scontato. Contro un nemico del genere era impossibile vincere.

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