L’ironia di Sylva, splendida provocatrice

Sylva Koscina (1964-1994) ha interpretato più di cento film, in Italia e all'estero. (Google)

Sospirava e sorrideva. Si guardava intorno, compiaciuta, un po’ donna e un po’ bambina. Poi scandiva il suo motto. Poco più di un soffio: «La Koscina è sempre la Koscina». Gli italiani le credevano, eccome. Sylva Koskinon, in arte Sylva Koscina, era un simbolo. Gioiosa e anticonformista, brillante e statuaria. Schietta di carattere, personaggio di professione.

Fu il ciclone biondo del cinema italiano negli anni Cinquanta. Nata a Zagabria nel 1934, figlia della guerra e del dolore, Sylva sapeva il fatto suo. E non aveva  paura di remare controcorrente. Bionda, slanciata, procace, porterà in dote una grazia maliziosa e due grandi occhi azzurri. Pietro Germi non se la lascia scappare: nel 1956 la scrittura per Il ferroviere. È il primo ruolo di rilievo per la giovane Koscina, già Miss Tappa al Giro d’Italia. L’anno successivo viene chiamata da Alberto Lattuada per Guendalina e da Dino Risi per La nipote Sabella.

Nessun regista o produttore potrà fare a meno di lei. Sylva sarà l’amante svampita e la principessa da peplum, la star della commedia e la misurata interprete drammatica. Nello spassoso Il Vigile (1960), di Luigi Zampa, duetta con Alberto Sordi. Poi incrocia Federico Fellini: Giulietta degli spiriti (1965) è il passaporto per Hollywood. La Koscina lavora al fianco di Paul Newman in Guerra, amore e pace (1968), i divi americani impazziscono per lei. La vita aldilà dell’Oceano però è dura.

Sylva Koscina ritratta negli anni d'oro della sua carriera. (Google)

Al ritorno in Italia, arrivano le prime delusioni. Scelte professionali sbagliate, amori sofferti. Resterà comunque sempre al centro delle cronache mondane.

Sylva sarà la prima attrice del cinema italiano a sfoggiare una casa in puro stile hollywoodiano, alle porte di Roma. La prima a far cadere i tabù del perbenismo borghese negli anni del boom economico,grazie a una memorabile copertina di Playboy.

Parlava di sé in terza persona, ma lo faceva con ironia e senso del limite. Elegante anche nella maturità, non aveva bisogno di sfidare l’anagrafe. Né di ostentare le sue battaglie, su tutte quella contro il tumore al seno.

Negli anni Ottanta e Novanta diventa testimonial di una nota catena di pelliccerie e recita accanto Christian De Sica in Ricky e Barabba (1992), per la regia dello stesso De Sica. Le sue condizioni di salute però iniziano a peggiorare, arriva perfino il ricovero in una clinica di Roma. Dove Sylva Koscina muore nel dicembre 1994, a 60 anni. Sconfitta da una malattia vigliacca. Lei, che sembrava invincibile.

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