Archive for the ‘Ritratti Straordinari’ category

Leggera, ironica Luciana. Mina vagante con il volto di Elena Sofia Ricci

marzo 17, 2010

Luciana-Elena Sofia Ricci in una scena del film "Mine Vaganti" (2010), di Ferzan Ozpetek. (Google)

Zia Luciana è zitella. Ha quasi cinquant’anni e i capelli rosso fuoco, come Rita Hayworth in Gilda. Gioca a fare la diva, provoca, si veste in modo appariscente. Beve molto vino. Fa entrare gli amanti dalla finestra, e poi urla «al ladro, al ladro!». Abita un microcosmo grottesco, che vive dello sguardo e dei gesti di Elena Sofia Ricci in Mine Vaganti (2010), di Ferzan Ozpetek.

Luciana non ha regole. Ex ragazza di stagioni libertarie, si nutre della sua immagine riflessa nello specchio. Vive ancora con la madre (Ilaria Occhini) e il fratello Vincenzo (Ennio Fantastichini). Lui ha messo su famiglia: una figlia femmina e due maschi, entrambi omosessuali. Luciana conosce il loro segreto, ma preferisce fare finta di nulla. Di scheletri nell’armadio lei ne ha già tanti. Trascorre le giornate nel salotto di casa, fasciata da una vestaglia di seta blu, in attesa di un principe azzuro che tarda ad arrivare. E che forse lei non cerca nemmeno più.

Elena Sofia Ricci è nata a Firenze nel 1962. Da "Caro Maestro" a "Stefano Quantestorie", è una delle attrici più apprezzate dello spettacolo italiano. (Google)

In amore non è mai stata fortunata. Da giovane era scappata in Inghilterra per seguire un musicista italiano. Lui le aveva promesso un futuro insieme. In realtà voleva i suoi soldi. Ferita e umiliata, Luciana era tornata a casa sua, nelle Puglie.

Una sconfitta pesante, che però non è riuscita ad abbattere le sue ambizioni. Alla vigilia dei cinquant’anni, la bella di Lecce rincorre ancora il successo. É insicura, l’anonimato la terrorizza. Si costruisce un personaggio, quello di seduttrice sfacciata e grossolana, e lo porta avanti fino in fondo. Con orgoglio. Il suo è un mondo amaro e surreale: rincorre avventure sessuali senza futuro, arriva perfino a corteggiare un gruppo di ragazzi gay. Alle due nipotine in sovrappeso impartisce spassose ripetizioni di portamento. L’ex ragazza con la valigia piena di sogni nuota in una felicità che non esiste. E che ha lo stesso odore stantìo del liquore che ogni sera nasconde sotto il letto.

Elena Sofia Ricci, meravigliosa attrice toscana, interpreta il personaggio di Luciana con incantevole leggerezza. E’ uno dei ruoli migliori della sua carriera.

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Sogni e fallimenti. La scuola raccontata da Anna Galiena

marzo 2, 2010

Anna Galiena-Maiello e Silvio Orlando-Vivaldi nel film "La scuola" (1995), di Daniele Luchetti. (Google)

Roma, istituto tecnico di periferia. È l’ultimo giorno di lezione, si decidono promozioni e bocciature. I consigli di classe hanno inizio. I professori della VA si riuniscono in palestra. C’è Vivaldi, insegnante di italiano e storia, piglio bonario e faccetta simpatica. Mortillaro, bizzoso docente di francese. Poi Gana, Lugo, Ostia, Mattozzi, Cirrotta, Sperone. E Anna Rita Maiello, fisica e matematica. Nel film La scuola (1995), di Daniele Luchetti, è interpretata da Anna Galiena.

Maiello non viene quasi mai chiamata per nome. Soltanto una volta, dal marito. La coppia da tempo è in crisi, tra i corridoi si vocifera che lei a scuola abbia un amante. Una mezza verità: si è innamorata di Vivaldi, ma è troppo onesta per corteggiarlo apertamente. Non vuole cedere. Non fino in fondo, almeno. Unica concessione a quel sentimento represso, la coincidenza delle giornate di lavoro. La professoressa ha l’incarico di organizzare l’orario degli altri insegnanti. E farà in modo di passare più tempo possibile con il collega di lettere.

Anna Galiena è nata a Roma nel 1954. E' una delle attrici italiane più amate in Europa. (Google)

Lui, Vivaldi, fraintende tutto. Pensa che Maiello abbia perso la testa per il vicepreside Sperone, autoritario e detestato. Glielo rinfaccerà anche, dopo averla vista litigare con il marito. Capirà tutto troppo tardi. Troppo tardi per costruire insieme qualcosa, troppo tardi per sperare nel lieto fine.

Con gli allievi, Anna Rita è comprensiva e disponibile. Aiuta le giovani adolescenti in difficoltà, alle prese con situazioni famigliari disastrose e gravidanze inattese. Agli scrutini di fine anno cercherà di salvare dalla bocciatura tanti ragazzi. «Per capire quanto valiamo veramente noi, non dobbiamo misurarci con chi è nato primo della classe», ripeterà ai colleghi. Una lezione alla scuola italiana dei primi anni Novanta. Valida ancora oggi.

Alla fine del film, resta nello spettatore l’immagine di una professoressa generosa e sorridente. Umana e malinconica. Insicura e sognatrice. Con i capelli un po’ arruffati, il trucco appena accennato e il registro sempre sotto braccio.

Anna Galiena è padrona del personaggio. Maiello rincorre una relazione impossibile. Eppure ogni giorno è pronta a battersi per i suoi ragazzi. A dare fiducia e coraggio a chi sente un fallito. Merce rara, la fiducia.

Miss Bullock, reginetta di simpatia

febbraio 22, 2010

Sandra Bullock nei panni di Gracie Lou Freebush in "Miss Detective" (2000), di Donald Petrie. (Google)

«Qual è una delle cose di cui il nostro Paese ha assolutamente bisogno?». Risposta: «Punizioni più severe per chi vìola la libertà condizionata». Silenzio imbarazzato. «E… la pace nel mondo». Parte l’applauso. Gracie Lou Freebush, alias Sandra Bullock, sfodera il suo sorriso più ruffiano. Una moina al conduttore, poi un goffo saluto al pubblico. Tutto come da copione. Lei dovrebbe essere la reginetta di bellezza del New Jersey, in corsa per diventare Miss Stati Uniti. In realtà è un’agente federale, infiltrata nel concorso per sventare un attentato terroristico. Il suo vero nome è Grace Hart, protagonista di Miss Detective (2000), di Donald Petrie.

Grace vive per la divisa. Energica e rissosa, è il terrore dei colleghi maschi. Odia il lusso e i parrucchieri, i tacchi alti e il trucco. Il dovere però le impone di trasformarsi in una modella. Tant’è. La trasformazione ha inizio: l’agente Hart diventa Gracie Lou Freebush. Capelli lisci, vestiti attillati, rossetto sulle labbra. Sembra perfetta. Invece è soltanto imprigionata nei panni di un sex symbol. Deve imparare tutto: sfilare, sorridere a comando, sedurre. La guida verso questi nuovi, femminili orizzonti un visagista cinico e trafficone, Victor Melling (Michael Caine).

Sandra Bullock è nata ad Arlington nel 1964. E' candidata all'Oscar 2010 come migliore attrice protagonista per "The blind side", di John Lee Hancock. (Google)

Grace odia la vita della reginetta. Con le altre ragazze è ambigua, scostante. Detesta i loro caratteri superficiali, il buonismo scontato e gratuito. Si scioglierà presto, però. Imparerà a conoscere e apprezzare le insicurezze di quelle bionde mozzafiato. E le difenderà a costo della vita. Al momento dell’elezione Hart è sul palcoscenico. Si sta contendendo con Cheryl Fraser il titolo di più bella d’America. Il piano omicida è pronto: una bomba inserita nella corona da Frank Morningside, figlio dell’organizzatrice del concorso, dovrebbe uccidere la prima classificata. Vince Cheryl. Grace capisce tutto e interviene con la forza. Riuscirà a sventare l’attentato.

Le sue amiche e colleghe capiscono tutto. La eleggeranno perfino Miss Simpatia. Lei, l’ex brutto anatroccolo prestato alle passerelle, si commuove. «Voglio davvero la pace nel mondo», ripete tra i singhiozzi. Prima di correre ad abbracciare il suo superiore, del quale si è ovviamente innamorata. Lieto fine annacquato? Forse. Ma niente di cui stupirsi. È il cinema americano, bellezza.

Il film è un ironico e divertente omaggio al mondo della moda. Vivacizzato da una istrionica Sandra Bullock, all’epoca ben lontana dal profumo di Oscar.

Shoshanna, un’anima non vile. Il coraggio di Mélanie Laurent

febbraio 8, 2010

Mélanie Laurent è Shoshanna Dreyfus in "Bastardi senza gloria" (2009), di Q. Tarantino. (Google)

«Au revoir Shoshanna!». Il colonnello delle Ss Hans Landa urla e la sua voce si perde nel vento. Ha appena sterminato una famiglia di ebrei francesi: mamma, papà e figli. Si nascondevano in casolare di campagna, a pochi chilometri da Parigi. Moriranno tutti. Tutti, tranne la giovane Shoshanna. Che riuscirà a fuggire via, a scappare da quel nemico in uniforme. Terrorizzata e coraggiosa, in cerca del futuro e della libertà. Questa è la sua storia. Sua e del suo dolore, sua e dei suoi pochi anni.

Shoshanna Dreyfus è uno dei personaggi principali del film Bastardi senza gloria (2009), di Quentin Tarantino. Mélanie Laurent le dà volto e voce.

Sopravvissuta alla morte dei genitori nel 1941, Shoshanna si trasferisce a Parigi, dove vive sotto falso nome. Per tutti è Emmanuelle, la bella e misteriosa proprietaria di un piccolo cinema. Ama in gran segreto Marcel, suo aiutante, ed è costretta a proiettare film di propaganda che esaltano gli ideali nazisti. S’innamora di lei Fredrik Zoller, eroe di guerra tra i più osannati dal regime, protagonista di una pellicola autobiografica dal titolo Orgoglio della Nazione. Shoshanna lo evita, cerca di respingere le sue attenzioni. Lui non cede. Anzi, decide di organizzare proprio nel cinema della ragazza l’anteprima del film.

Mélanie Laurent, attrice francese classe 1983, ha vinto nel 2006 il premio Romy Schneider e nel 2007 il César. (Google)

Tutto deve essere perfetto: Shoshanna viene presentata prima a Goebbels, poi al colonnello Landa. L’uomo che aveva trucidato i suoi genitori. La giovane lo rincontrerà in un lussuoso caffè parigino. Stessi occhi gelidi, stesso sorriso beffardo. Stessa cattiveria. L’odio per quell’uomo torna a bruciare, prepotente e violento. Shoshanna prepara la vendetta: vuole far saltare in aria la sala durante la proiezione, uccidere le più alte cariche del Reich con le sue mani. Per realizzare quel piano è disposta a morire.

Anche un gruppo di soldati americani, i Bastardi, ha in mente di eliminare Hitler e seguaci la sera dell’anteprima. Le due operazioni s’incrociano, l’obiettivo verrà raggiunto. Shoshanna non riuscirà comunque a sorridere. A pochi minuti dalla fine del film, la ragazza appare in un video registrato. Si rivolge alla platea: «Questo è il volto della vendetta ebraica», annuncia con la voce strozzata dalla rabbia. La sua tragedia, però, si sta consumando in uno stanzino del cinema. Fridrick Zoller è con lei. Feroce e orgoglioso, vuole possederla a tutti i costi. Shoshanna reagisce, spara un colpo di pistola. L’uomo cade a terra, sembra morto. Invece rimarrà in vita ancora per qualche istante. Il tempo necessario per premere il grilletto e uccidere quella donna bella e sfortunata.

Mélanie Laurent presta al personaggio di Shoshanna Dreyfus la sua calda sensibilità di attrice. Il rischio di imitare stereotipi già visti era dietro l’angolo. Lei è riuscita a evitarlo.

Norma, la beata innocenza di Anna Maria Pierangeli

febbraio 3, 2010

Anna Maria Pierangeli-Norma e Paul Newman-Rocky in una scena del film "Lassù qualcuno mi ama" (1956), di Robert Wise. (Google)

Norma aspettava. Seduta su una sedia, ascoltando la radio. Vegliando il sonno della sua bambina. Era la notte del 16 luglio 1947, il marito Rocky Graziano lottava per entrare nella storia. A Chicago, sul ring, ingaggiava una sfida ad alta tensione contro Tony Zale. In ballo c’era il titolo di campione dei pesi medi. Il traguardo di una vita. Norma, la moglie del pugile ribelle, camminava su e giù per la casa. Con il volto purissimo e malinconico di Anna Maria Pierangeli, che l’ha interpretata in Lassù qualcuno mi ama (1956), di Robert Wise.

Un personaggio complesso. Norma Unger si innamora giovanissima dello scapestrato Rocky (Paul Newman). I due hanno in comune un passato difficile: sono fragili, insicuri, hanno sofferto. Cercano riscatto. Lui vuole dimenticare un’infanzia povera, l’espulsione dall’esercito, gli anni passati in carcere. Lei vive per l’amore e sogna la famiglia. È la prima a parlare di matrimonio, Norma: la coppia si sposa nel 1943. Dopo poco tempo arrivano due bambine. Sembra una favola. Invece i problemi sono dietro l’angolo. Rocky ama il pugilato, lo considera una via verso la salvezza. Norma ha paura di perdere tutto.

La scena finale del film: Norma e Rocky vengono portati in trionfo per le strade di East Side, New York. (Repubblica)

Sceglie comunque di restargli accanto al suo uomo. La ragazza piccola e indifesa, è pronta a sacrificarsi. Per Rocky non è facile andare avanti: oltre alle tensioni del ring, arrivano anche minacce, ricatti e provocazioni. Combatte, tiene duro. Fino alla sfida più attesa: il duello con Tony Zale. Quasi 19mila spettatori nella notte di Chicago, pronti ad applaudire il vincitore. Norma rimane a casa, l’orecchio ansioso sulla radio abusiva, nervosa e agitata. Sempre bellissima. L’annuncio della vittoria di Rocky la illumina: corre verso la cameretta della figlia, la sveglia e la prende in braccio. «Papà è un campione», le sussurra. Poi via, in trionfo per le strade di East Side. Acclamati come eroi. Norma è finalmente libera di essere felice. La sua interprete no. Alla diva italiana che gli americani ribattezzarono Pier Angeli non furono fatti sconti. La vita avrebbe continuato a prenderla a schiaffi ancora per molto tempo. Credeva che la felicità degli altri fosse molto più importante di tutto. Si sbagliava, Anna Maria. Il sorriso più bello della storia del cinema.

Anna Nigiotti, il sorriso giovane di Virzì

gennaio 24, 2010

Micaela Ramazzotti, attrice romana classe 1971, interpreta Anna Nigiotti da giovane. (Google)

Professione: mamma. Mamma bellissima e ingenua. Mamma desiderata e criticata. Anna Nigiotti è La prima cosa bella di Paolo Virzì. Sullo schermo la interpretano Micaela Ramazzotti (da giovane) e Stefania Sandrelli (negli ultimi giorni di vita). Due attrici al servizio di un unico ruolo. Eppure la credibilità del personaggio non viene mai meno.

La  storia di Anna inizia nel 1971. Ai bagni Pancaldi di Livorno, nostalgico palcoscenico di un’Italia da cartolina, va in scena il concorso per eleggere la reginetta dell’estate. Vincerà lei, la moglie del maresciallo Michelucci. E’ giovane, ma ha già due bambini piccoli a cui badare: Bruno e Valeria. I pettegolezzi si moltiplicano: gli uomini la sognano, le donne la invidiano. Anche in famiglia. La sorella Leda è innamorata da anni di suo marito.

Il matrimonio tra Anna e il carabiniere non va a gonfie vele. Michelucci è geloso, alza le mani, lo fa anche davanti ai figli. La donna sceglie di fuggire da quell’inferno. In una notte di pioggia, senza valige. Bussa alla porta di Leda, ma finisce per trovare ospitalità in uno squallido albergo. È lì che conosce un famoso giornalista del Telegrafo. Lei è vulnerabile, lui molto furbo. Anna si fa male: viene presentata a un ricco signore, la promessa è di fare l’attrice. Ottiene soltanto una piccola parte in un film di Dino Risi, La moglie del prete, girato a Castiglioncello. Intanto il marito approfitta dell’occasione per portare via i bambini e affidarli alle cure di zia Leda.

Anna è distrutta. Rincorsa dalle malelingue di paese, che la vogliono amante di Marcello Mastroianni e di chissà quanti altri uomini, cerca di riprendersi Bruno e Valeria. E ci riesce. La sua vita ricomincia grazie alla generosità dell’avvocato Cenerini. Le offre un lavoro da segretaria, in cambio Anna accetta di dare all’uomo e alla moglie un figlio. Un segreto. Il loro segreto.

Stefania Sandrelli-Anna (in punta di morte) con Valerio Mastrandrea-Bruno. (Movieplayer)

Mesi difficili, rapporti complicati. La donna trova sollievo nel lettone di casa, abbracciata ai figli. Cantano tutti insieme una canzone. La prima cosa bella, appunto. Poi il solito copione: porte sbattute in faccia, insinuazioni, sofferenze. In mezzo, la disarmante sincerità di Anna. Il suo ottimismo tenace, fresco, a volte gratuito. Sempre travolgente, infantile. Anche nella malattia.

La vecchiaia è spietata: le riserva una stanza grigia in una clinica per pazienti terminali. Il cancro la sta divorando. Anna non è più la Miss che arrossiva davanti al pubblico dei bagni Pancaldi. È un’anziana signora imbottita di farmaci, i lunghi capelli neri scomparsi sotto una parrucca vigliacca. Loriano Nesi, amico di famiglia, l’ha sempre amata. In cambio, però, non ha mai avuto nulla. Viene ricompensato in punto di morte: Anna decide di sposarlo. Entrambi sanno di non avere futuro. Entrambi cercano considerazione. Lei se ne va la sera delle nozze. Senza lamentarsi, sdraiata sul suo letto. Lo stesso letto che ha raccolto gli sfoghi di una vita. Lo stesso letto dove per anni ha aspettato che la felicità andasse a trovarla. In sottofondo, il solito motivetto: «Tra gli alberi una stella, la notte si è schiarita…».

Jessica, una coatta firmata Claudia Gerini

gennaio 20, 2010

Jessica (Claudia Gerini) e Ivano (Carlo Verdone) il giorno del loro matrimonio. Il film è "Viaggi di nozze" (1995).

Jessica ha la minigonna di pelle e ascolta la musica a tutto volume. Jessica si sposa con un vestito nero e rosso, tanto tulle e poco pizzo. Jessica mangia la torta con il chewingum in bocca, perché tanto il sapore della panna «lo so distinguere». Jessica lo fa strano. Sempre e comunque. E Claudia Gerini, che l’ha interpretata in Viaggi di Nozze (1995) di Carlo Verdone, lo sa benissimo.

Per gli amanti della commedia è un personaggio di culto. Uno dei più divertenti creati dal cinema comico negli ultimi anni. L’identikit di Jessica? Coatta, passionale, aggressiva. E fiera di esserlo. Ha una sorella, Elsa. Ha una migliore amica, Maura (Manuela Arcuri). Ha soprattutto un marito: Ivano (Verdone). Lo sposa in una Chiesa di Roma, alla presenza di decine di invitati di provata fede giallorossa. È convinta che sia l’uomo della sua vita. E pazienza se, al momento dello scambio degli anelli, sbaglierà a leggere la promessa di matrimonio. Confonde «fedele» con «felice». Poco male. Il papà crapulone fa spallucce dalla prima fila: «Ieri la sapeva bene».

Claudia Gerini è nata a Roma nel 1971. Ha recitato, tra gli altri, per Verdone, Tornatore, Castellitto e Mel Gibson. (Google)

Jessica è la donna degli eccessi. Regina dell’ostentazione, vamp di periferia alla ricerca di sesso randagio e casuale. Anche in viaggio di nozze. A Ivano tutto questo piace, eccome. Memorabile la scena in cui lei esce dalla stanza di albergo vestita solo con un completino intimo. Il marito approva la scelta. Non servono parole, basta il pollice alzato della mano. E la festa comincia. Anzi, continua.

Tutto procede a gonfie vele? Non proprio. Sarà Jessica la prima a stancarsi di quel rapporto. Per ritrovare l’armonia perduta cercherà di portare dolcezza ed eleganza nella coppia. Impresa quasi impossibile: lei e Ivano fingeranno di non conoscersi, insceneranno un corteggiamento discreto e raffinato. Salvo poi fare marcia indietro per scatenarsi in un locale, il Prognosi Riservata, frequentato da una coppia di amici, Fausto e Maura. Jessica accetta questo stile di vita, ma non è felice.

Claudia Gerini è spiritosa e intensa: riesce a far emergere, dietro alla maschera di ruspante vitalità, una sottile vena di malinconia. Riproporrà ancora un personaggio-fotocopia, in Grande, Grosso e Verdone (2009). Cambia il nome, Enza Sessa. Il canovaccio resta lo stesso. La morale pure: Enza e Jessica sono volgari. Ma il mondo che le circonda lo è altrettanto.