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Rosanna Schiaffino, l’esistenza ferita di una diva

febbraio 4, 2010

Rosanna Schiaffino (1939-2009) ha vinto la Targa d'oro ai David di Donatello nel 1965. (Google)

Litorale romano, 1959. Quattro splendide ragazze escono grondanti dal mare di Fregene, i vestiti ancora incollati al corpo e lo sguardo fiero. Un fotografo le immortala. Sono le future dive del cinema italiano, protagoniste del film La notte brava di Mauro Bolognini: Antonella Lualdi, Anna Maria Ferrero, Elsa Martinelli. Poi Rosanna Schiaffino, la ragazza che veniva da Genova.

Nata nel 1939, il suo battesimo sotto i riflettori è nel mondo della moda. Bruna, grandi occhi scuri, solare e volitiva, Rosanna entra nel cinema dalla porta principale. Totò, lascia o raddoppia? (1956), di Camillo Mastrocinque sarà il suo esordio. Due anni dopo, la definitiva affermazione: Francesco Rosi la chiama per interpretare La sfida, pellicola ad alto tasso drammatico. Rosanna buca lo schermo. Merito della sua bellezza energica, dell’innata eleganza, del carattere forte e fiero.

Schiaffino convince perfino Vicente Minnelli. Il grande regista americano la fa immergere in mare, sotto gli occhi di un abbacinato Kirk Douglas, in Due settimane in un’altra città (1962). Sono gli anni dei film mitologici e della dolce vita. L’attrice torna a recitare accanto a Totò, nel letterario La Mandragola (1965), di Alberto Lattuada, che le frutta una Targa d’oro ai David di Donatello. Poi film all’estero, soprattutto in Spagna. La carriera di Rosanna si interrompe verso la fine degli anni Settanta. Lei è ancora giovane e bellissima, la sua popolarità alle stelle.

Due matrimoni: il primo, con il produttore Flavio Bini. Il secondo, con Giorgio Falck. L’industriale e la diva si sposano nel 1982 a Palazzo Marino, gli ingredienti della fiaba ci sono tutti. Sono anni d’amore intenso, vissuti a cento all’ora, tra Milano e Portofino. Nel 1995, però, l’incantesimo finisce e lascia il posto ad una battaglia legale dura e difficile. Scontri in tribunale, parole forti, sofferenze profonde. Le cronache rosa raccontano tutto, Schiaffino si trova ancora in prima pagina.

Nel 1991, l’attrice scopre di avere un tumore al seno. Inizia un’altra lotta, quella contro la malattia. Rosanna non si arrende: sostenuta dall’affetto della famiglia e dalle cure del professor Umberto Veronesi, combatterà per 18 anni. Muore a Milano nell’ottobre 2009. Riposerà per sempre a Portofino, in Liguria. Vicino a Genova, a due passi dal mare. Dove la sua avventura era cominciata tanto tempo prima.

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Quando Anna Maria Ferrero disse basta. E scelse l’amore

gennaio 4, 2010

Anna Maria Ferrero, oggi 75 anni. L'attrice si è ritirata dalle scene dopo il matrimonio con il collega francese Jean Sorel. (Google)

Per diventare famosa scelse il nome d’arte di Anna Maria Ferrero, in onore del padrino Willy, direttore d’orchestra. Pochi conoscono il suo vero cognome, Guerra. Molti la ricordano protagonista di decine di film a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Minuta e aggraziata, lontana anni luce dallo stereotipo della diva maggiorata, Anna Maria si afferma a partire da Domani è un altro giorno (1950) di Leonide Moguy. Seguono l’ottima interpretazione in Le due verità (1951) di Antonio Leonviola e la partecipazione a I vinti (1952) di Michelangelo Antonioni. Ferrero è convincente, padrona di una varietà di registri espressivi che la fanno ben presto apprezzare da pubblico e critica.

Mario Monicelli la chiama per uno spassoso duetto con Totò in Totò e Carolina (1955), Carlo Lizzani la consacra con Cronache di poveri amanti (1954), premiato al Festival di Cannes. Anna Maria tenta così il grande salto: il teatro, quello vero, con Vittorio Gassman come partner. L’esperimento riesce, l’unione sentimentale con il collega dura sette anni. Poi torna il cinema. Ed un nuovo amore. Sul set di L’oro di Roma (1961), ancora di Lizzani, Ferrero conosce la star francese Jean Sorel. Si sposeranno di lì a poco, e lei sceglierà di abbandonare il mondo dello spettacolo.

Nei tanti anni di lontananza dalle scene gli addetti ai lavori l’hanno cercata a più riprese. Ettore Scola, nel 1985, le offrì un ruolo in Maccheroni, con Marcello Mastroianni e Jack Lemmon. Fu una tentazione, ma alla fine Anna Maria preferì rifiutare quella proposta. La famiglia prima di tutto.