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Dina Sassoli, la prima Lucia cinematografica

marzo 3, 2010

Dina Sassoli (1920-2008) ha vestito i panni di Lucia Mondella nel film "I promessi sposi" (1941), di Mario Camerini. (Google)

Un fascino discreto, pulito. Lo sguardo luminoso che accompagnava una recitazione intensa e modi gentili. Lucia Mondella era proprio lei, Dina Sassoli. Selezionata tra centinaia di giovani bellezze italiane, era approdata prima alla casa di produzione Scalera Film. Poi sul set de I promessi sposi (1941), di Mario Camerini. Quel personaggio portò all’attrice romagnola fortuna e successo. Lei però preferiva non giocare a fare la diva. Come l’eroina di Manzoni, era coraggiosa e sincera. Pronta a combattere, se necessario.

Dina nasce a Rimini nel 1920. A 19 anni debutta in Papà Lebonnard, regia di Jean De Limur. Entra nel mondo dello spettacolo in punta di piedi. Sarà Camerini a lanciarla come nuova star dei telefoni bianchi. La prima, indimenticabile Lucia della storia del cinema. Al suo fianco ci sono i grandi dell’epoca, da Evi Maltagliati a Gino Cervi. Il passaporto per la celebrità non tarda ad arrivare: Sassoli recita per Ferdinando Maria Poggioli, nel drammatico La morte civile (1942), e Alessandro Blasetti, in Nessuno torna indietro (1943).

Sul set l’attrice è serena e impeccabile. Nella vita privata, invece, si misura con due amori infelici. Il primo, per un giovane giornalista antifascista. Il secondo, per il collega Massimo Serato, futuro partner di Anna Magnani. Dina esce delusa da queste relazioni. Eppure il lavoro non manca: Camerini la dirige ancora, in Due lettere anonime (1945). Poi è la volta della commedia musicale Signorinella (1949), di Mario Mattoli.

Arrivano gli anni Cinquanta, difficili da gestire per le attrici che tanto successo avevano riscosso nel decennio precedente. Sassoli dirada le apparizioni sul grande schermo, si dedica con maggiore impegno al teatro e alla televisione. Tornerà al cinema soltanto in poche occasioni. Ruoli minori, in film di ottimo livello. Su tutti, L’Agnese va a morire (1976), di Giuliano Montaldo, e Voltati Eugenio (1980), di Luigi Comencini.

Muore a Roma nel marzo 2008. La sua Lucia resterà nella leggenda ancora per molto tempo.

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Assia Noris, star dei telefoni bianchi

febbraio 26, 2010

Assia Noris (vero nome, Anastasia Von Gerzfeld) era nata in Russia nel 1912. Muore a Sanremo nel 1998. (Google)

Quanti misteri custodiva Anastasia Von Gerzfeld. La diva dei telefoni bianchi, donna semplice e discreta. Fidanzatina senza fronzoli di un’Italia che andava incontro alla guerra. Al cinema si faceva chiamare Assia Noris. Nata a San Pietroburgo nel 1912, parlava molte lingue. In modo bizzarro, originale. E l’italiano non faceva eccezione.

Bionda, minuta e aggraziata, la Noris esordisce in Tre uomini in frac (1932), di Mario Bonnard. Inaugura così una galleria di personaggi molto popolari. Ragazze della porta accanto, che dietro l’apparenza di ingenue sognatrici sanno far valere una grande forza d’animo. La carriera prende il volo. Gli amori pure. Assia si sposerà cinque volte. Il secondo marito, il regista Mario Camerini, la dirige in diversi film, spesso in coppia con Vittorio De Sica. Titoli che convincono critica e pubblico: Darò un milione (1935), Il signor Max (1937).

Arriveranno poi Mario Soldati (Dora Nelson, 1939) e Alessandro Blasetti (La peccatrice bianca, 1949). In mezzo, un matrimonio lampo con l’allora sconosciuto Roberto Rossellini e la riprovazione dei moralisti.

L’attrice abbandona le scene nel 1965, dopo aver girato con Carlo Lizzani La Celestina PR. Si ritira nella sua casa di Sanremo, chiude tutti i ponti con il passato. Inutili i richiami dello star system, senza risposte le telefonate di produttori e giornalisti. Splendida signora defilata, Anastasia Von Gerzfeld muore a 85 anni. Portando via con sé la vita avventurosa di Assia Noris.