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Lucia Bosè, una Miss Italia nella leggenda

febbraio 20, 2010

Lucia Bosè è nata a Milano nel 1931. E' stata eletta Miss Italia nel 1947. (Google)

Concorso di Miss Italia, anno 1947. In passerella sfilano le future divine del cinema italiano: Eleonora Rossi Drago, Gina Lollobrigida, Gianna Maria Canale. Tutte eleganti, tutte bellissime. Il risultato è incerto. Poi arriva il colpo di scena. Vince una ragazza sottile e raffinata: Lucia Bosè. Ha 16 anni e nessuna esperienza nello spettacolo. Lavora come commessa nella celebre pasticceria Galli di Milano. Dove non tornerà più.

Valige in spalla, Cinecittà chiama. I sogni di gloria possono uscire dal cassetto. Giuseppe De Santis la vuole sul set di Non c’è pace tra gli ulivi (1950): è il primo ruolo da protagonista. Nello stesso anno, Michelangelo Antonioni la dirige in Cronaca di un amore, dove Lucia interpreta con delicatezza e misura il personaggio di Paola Fontana. Una donna borghese, ricca e insicura. Delusa dalla vita e dagli amori.

Nel 1952 arriva un’altra prova magistrale: il film è Le ragazze di piazza di Spagna, regia di Luciano Emmer. La carriera della Bosè prende il volo. Luis Boñuel la chiama per il drammatico Gli amanti di domani (1955), Francesco Maselli la libera di vezzi e sorrisi nell’intenso Gli sbandati (1956).

Lucia ha successo, è ammirata e corteggiata. Eppure decide di sposarsi presto, nel 1955. Per amore del marito, il torero Luis Miguel Dominguìn, mette da parte ambizioni e popolarità. Si trasferisce in Spagna, dove conosce l’arte di Pablo Picasso e Salvador Dalì. Il cinema continua ad aspettarla, ma lei torna a recitare soltanto nella seconda metà degli anni Sessanta. Film d’autore (su tutti Metello, 1970, di Mauro Bolognini, e Scene di un’amicizia tra donne, 1975, di Jeanne Moreau), che esaltano un fascino oramai maturo e profondo.

Si lascia dirigere anche da Pedro Almodòvar, nel surreale L’indiscreto fascino del peccato (1983), e da Francesco Rosi, in Cronaca di una morte annunciata (1987). Poi via, lontana dai set e dalle copertine. Invocata da tanti, visibile per pochi. Sempre bellissima e mai banale. Anche con i capelli color del cielo, perfino in una semplice intervista. Nel 2007  Lucia riappare sul grande schermo, ne I vicerè di Roberto Faenza. Un’altra scommessa, l’ennesima trasformazione. «Le modelle di oggi? Sono tutte uguali», disse una volta. Lei ha avuto il coraggio di essere diversa.

Monica Vitti, quando la commedia è donna

gennaio 7, 2010

Monica Vitti (vero nome, Maria Luisa Ceciarelli) è nata a Roma nel 1931. (Google)

Antonioni, Monicelli, Salce, Scola, Boñuel. E poi ancora: Alberto Sordi, Luigi Magni, Steno. Commedia e dramma. Ironia e sensualità. Il racconto di una vita: quella di Maria Luisa Ceciarelli. Il grande schermo la renderà famosa come Monica Vitti. Attrice di razza, come poche ne abbiamo conosciute. Protagonista di una lunga, esaltante storia d’amore con il cinema italiano.

Viene dalla gavetta, Monica. Romana, classe 1931, sperimenta il battesimo di fuoco del teatro. Un diploma all’Accademia di Arte Drammatica per acquisire tecnica e sicurezza. È il 1953. Sei anni più tardi sarebbe diventata la musa di Michelangelo Antonioni. Nella vita privata e sul set. Quattro film su tutti: L’avventura (1959), La notte (1960), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964). Quattro ritratti femminili di livello. Vitti coglie sfumature, valorizza i silenzi ed esalta le contraddizioni. Come se avesse fatto sempre quello, solo quello.

Monica Vitti e Alberto Sordi, coppia di razza della commedia all'italiana. (Repubblica)

Non si accontenta, però. La commedia è un genere declinato al maschile? Monica cambia le carte in tavola e diventa un’icona. Con l’aiuto di eccezionali compagni di viaggio, Alberto Sordi su tutti. Saranno Mimmo e Dea in Polvere di stelle (1974), Livia e Fabio in Io so che tu sai che io so (1982). Mario Monicelli la vuole grottesca e vendicativa nel suo La ragazza con la pistola (1968), per Ettore Scola si trasformerà in una fioraia gioviale e indecisa (Dramma della gelosia-Tutti i particolari in cronaca, 1970).

Un'immagine recente di Monica Vitti. (Wikipedia)

Tanti premi: cinque David di Donatello, tre Nastri d’Argento, un Leone d’Oro alla Carriera (1995). Una nomination ai Bafta Awards e il Globo d’Oro. A livello internazionale la consacrazione arriva nel 1984: il riconoscimento come migliore attrice al Festival di Berlino per Flirt, un film diretto da Roberto Russo, suo futuro marito.

Anche Vitti si lascia tentare dalla regia (Scandalo segreto, 1990). E non dimentica le antiche passioni: il teatro e il doppiaggio. In Senti chi parla adesso (1993) di Tom Ropelewski presta la sua voce ad una barboncina snob e viziata.

Imitata, rincorsa, richiesta e ammirata, si tiene a distanza dal mondo dello spettacolo. Il Festival di Cannes le ha dedicato il manifesto dell’edizione 2009. Sperando, forse, in una sua apparizione. In attesa di rivederla in pubblico, a lei va il nostro grazie. Grazie per averci incantato. Grazie per averci accompagnato, da un film all’altro. Grazie per aver amato così intensamente il cinema italiano.