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Addio a Elli Parvo, splendida attrice fatale. Anticipò la stagione delle maggiorate

marzo 4, 2010

Elli Parvo, al secolo Elvira Gobbo (1915-2010), è stata una delle protagonista del cinema italiano degli anni Trenta e Quaranta. (Informazione.it)

La prima «femmina maledetta» del cinema italiano aveva lo sguardo cupo e intrigante, i capelli bruni e gli occhi di fuoco. Era procace, affascinante. Anticipava agli anni Trenta il prototipo di diva altera e burrosa che tanto successo avrebbe avuto nei film del dopoguerra. Adesso lei non c’è più. L’attrice che si faceva chiamare Elli Parvo è morta a Roma il 19 febbraio scorso. Aveva 94 anni. Gli ultimi cinquanta li aveva passati lontana dal grande schermo. La sua storia ha incrociato quella del nostro cinema per una breve stagione.

Elvira Gobbo, questo il suo vero nome, nasce a Milano nel 1915 da padre veneto e madre tedesca. Appena diciannovenne debutta in un film di Guido Brignone, Teresa Confalonieri (1934). L’impatto con la macchina da presa è portentoso. Elli studia al Centro Sperimentale di Roma, registi e produttori la reclamano con insistenza. Cuciranno su di lei una serie di ruoli femminili superbi e magnetici. Soltanto nella seconda metà degli anni Quaranta le verrà concesso di mettere in mostra il suo potenziale drammatico.

Sensuale peccatrice in Desiderio (1946), di Marcello Pagliaro, la Parvo tratteggia con grande efficacia il personaggio di donna Matilde, la ricca proprietaria terriera innamorata di Cesare-Vittorio Duse, nel neorealista Il sole sorge ancora (1946), di Aldo Vergano. Seguono altre partecipazioni a pellicole del filone avventuroso (Il cavaliere misterioso, 1948, di Riccardo Freda), comico (Totò terzo uomo, 1951, di Mario Mattoli e L’arte di arrangiarsi, 1954, di Luigi Zampa) e drammatico (L’amore, 1948, di Roberto Rossellini).

All’inizio degli anni Sessanta, Elli Parvo abbandona le scene. Madri pericolose (1960), di Domenico Paolella, è il suo ultimo film.

Giovanna Ralli, una carriera lunga più di sessant’anni

gennaio 10, 2010

Giovanna Ralli è nata a Roma nel 1935. (Google)

A otto anni era già sul set, diretta da Vittorio De Sica (I bambini ci guardano, 1943). Saranno però gli anni Cinquanta a esaltare il talento di Giovanna Ralli. Un’apparizione sulle passerelle di Miss Italia, il titolo di sorriso più bello del Lazio. Poi il definitivo, grande salto: il cinema.

Giunonica, estroversa e spontanea, Ralli all’inizio si cimenta in ruoli da commedia, con riuscite incursioni nel musical (Un paio d’ali, 1957, di Garinei e Giovannini). La cercano anche Federico Fellini e Alberto Lattuada, per Luci del varietà (1951). Sarà Roberto Rossellini a valorizzarne i colori drammatici: nel film Il generale della Rovere (1959), ma soprattutto in Era notte a Roma (1960). Il Maestro le affida il delicato personaggio di Esperia, popolana che dà rifugio a tre militari scampati dagli orrori dei lager nazisti.

Altre interpretazioni di qualità Ralli le offre in La fuga (1964), di Paolo Spinola, e C’eravamo tanto amati (1974), di Ettore Scola: due Nastri d’Argento, plauso di pubblico e critica. Eppure il cinema, all’improvviso, la mette da parte. Giovanna non dispera: il teatro, passione coltivata anche in gioventù (aveva recitato nella compagnia di Peppino de Filippo), la accoglie a braccia aperte.

Viene richiamata sul set da Francesca Archibugi (Verso sera, 1990): un gradito ritorno, che le spalanca ancora le porte del grande schermo e della fiction. I fratelli Vanzina la vogliono co-protagonista del divertente Il pranzo della domenica (2003), dove interpreta una scanzonata e vanitosa vedova della buona borghesia romana.

Buona amica di Sophia Loren, a distanza di anni resta una delle attrici più amate e longeve dello spettacolo italiano.