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Ciclone Pampanini, la prima maggiorata

gennaio 3, 2010

Silvana Pampanini (Roma, 1925). E' stata la prima maggiorata fisica del cinema italiano. (Google)

Nel 1946 è una giovane romana dalla portentosa bellezza. Partecipa a Miss Italia e viene eletta vincitrice a furor di popolo. La giuria tecnica preferisce però incoronare una reginetta dall’aspetto più rassicurante, Rossana Martini. Tra la folla scoppia il finimondo: spintoni, urla, proteste. Nasceva così il fenomeno Silvana Pampanini. Nasceva così la prima maggiorata fisica del nostro cinema.

Fin dagli esordi il pubblico la adora. Procace e schietta, dall’immediata simpatia umana, personaggio prima ancora che attrice. Il suo nome è garanzia di successo. Gli anni Cinquanta la consacrano spalla di Totò, icona di registi impegnati, comica e sensuale insieme. Trova buone occasioni con Pietro Germi (La presidentessa, 1952), Luigi Zampa (Processo alla città, 1952) e Luigi Comencini (La bella di Roma, 1953). Sottovalutata dalla critica, Silvana veste con convinzione i panni di una donna vittima di pregiudizi in Un marito per Anna Zaccheo (1953) di Giuseppe De Santis.

Il ciclone Pampanini esplode anche all’estero. Per i francesi è Ninì Pampan, per l’Egitto e la Spagna la più bella diva italiana. Hollywood proverà a sedurla, ma lei declinerà l’invito. Troppo sincera per reggere il peso dello star system, preferisce camminare con le sue gambe e rifiutare le proposte dei tanti corteggiatori. Anche potenti.

Ne pagherà lo scotto: gli anni Sessanta le offrono pochi ruoli interessanti. Solo Dino Risi la valorizza (Il gaucho, 1964). Cinema e teatro la vorrebbero impegnata in personaggi parodistici fini a se stessi. No, grazie, ribatte Silvana. Coltiva le sue passioni, su tutte la lirica. E vive per decenni cullata dall’affetto del pubblico.

Ancora oggi, a 84 anni, non si nega alle platee televisive. Tra dolci bugie e irriverenti verità, la sua icona resiste. Lontana dal set, con il sorriso sulle labbra. Senza rimpianti.