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Anna Nigiotti, il sorriso giovane di Virzì

gennaio 24, 2010

Micaela Ramazzotti, attrice romana classe 1971, interpreta Anna Nigiotti da giovane. (Google)

Professione: mamma. Mamma bellissima e ingenua. Mamma desiderata e criticata. Anna Nigiotti è La prima cosa bella di Paolo Virzì. Sullo schermo la interpretano Micaela Ramazzotti (da giovane) e Stefania Sandrelli (negli ultimi giorni di vita). Due attrici al servizio di un unico ruolo. Eppure la credibilità del personaggio non viene mai meno.

La  storia di Anna inizia nel 1971. Ai bagni Pancaldi di Livorno, nostalgico palcoscenico di un’Italia da cartolina, va in scena il concorso per eleggere la reginetta dell’estate. Vincerà lei, la moglie del maresciallo Michelucci. E’ giovane, ma ha già due bambini piccoli a cui badare: Bruno e Valeria. I pettegolezzi si moltiplicano: gli uomini la sognano, le donne la invidiano. Anche in famiglia. La sorella Leda è innamorata da anni di suo marito.

Il matrimonio tra Anna e il carabiniere non va a gonfie vele. Michelucci è geloso, alza le mani, lo fa anche davanti ai figli. La donna sceglie di fuggire da quell’inferno. In una notte di pioggia, senza valige. Bussa alla porta di Leda, ma finisce per trovare ospitalità in uno squallido albergo. È lì che conosce un famoso giornalista del Telegrafo. Lei è vulnerabile, lui molto furbo. Anna si fa male: viene presentata a un ricco signore, la promessa è di fare l’attrice. Ottiene soltanto una piccola parte in un film di Dino Risi, La moglie del prete, girato a Castiglioncello. Intanto il marito approfitta dell’occasione per portare via i bambini e affidarli alle cure di zia Leda.

Anna è distrutta. Rincorsa dalle malelingue di paese, che la vogliono amante di Marcello Mastroianni e di chissà quanti altri uomini, cerca di riprendersi Bruno e Valeria. E ci riesce. La sua vita ricomincia grazie alla generosità dell’avvocato Cenerini. Le offre un lavoro da segretaria, in cambio Anna accetta di dare all’uomo e alla moglie un figlio. Un segreto. Il loro segreto.

Stefania Sandrelli-Anna (in punta di morte) con Valerio Mastrandrea-Bruno. (Movieplayer)

Mesi difficili, rapporti complicati. La donna trova sollievo nel lettone di casa, abbracciata ai figli. Cantano tutti insieme una canzone. La prima cosa bella, appunto. Poi il solito copione: porte sbattute in faccia, insinuazioni, sofferenze. In mezzo, la disarmante sincerità di Anna. Il suo ottimismo tenace, fresco, a volte gratuito. Sempre travolgente, infantile. Anche nella malattia.

La vecchiaia è spietata: le riserva una stanza grigia in una clinica per pazienti terminali. Il cancro la sta divorando. Anna non è più la Miss che arrossiva davanti al pubblico dei bagni Pancaldi. È un’anziana signora imbottita di farmaci, i lunghi capelli neri scomparsi sotto una parrucca vigliacca. Loriano Nesi, amico di famiglia, l’ha sempre amata. In cambio, però, non ha mai avuto nulla. Viene ricompensato in punto di morte: Anna decide di sposarlo. Entrambi sanno di non avere futuro. Entrambi cercano considerazione. Lei se ne va la sera delle nozze. Senza lamentarsi, sdraiata sul suo letto. Lo stesso letto che ha raccolto gli sfoghi di una vita. Lo stesso letto dove per anni ha aspettato che la felicità andasse a trovarla. In sottofondo, il solito motivetto: «Tra gli alberi una stella, la notte si è schiarita…».

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Da Germi a Muccino. Storia di Stefania Sandrelli

gennaio 18, 2010

Stefania Sandrelli con Dustin Hoffman. Insieme hanno intrpretato il film "Alfredo, Alfredo" (1972), regia di Pietro Germi. (Google)

Gino Paoli la cantava giovane e bellissima, sapore di sale «sulla pelle e sulle labbra». Pietro Germi la immergeva nelle contraddizioni della Sicilia anni Sessanta. Stefania Sandrelli, classe 1946, aveva solo 16 anni quando la popolarità la travolse. Una ragazza come tante, all’apparenza. Da lì a poco sarebbe diventata una delle icone più durature del nostro cinema.

Il mare della Versilia le portò fortuna. Reginetta di bellezza nel 1960, si accorge di lei Luciano Salce. Basta un servizio fotografico, uno soltanto, sulla spiaggia della sua Viareggio. Le porte del grande schermo si aprono all’improvviso. Esordi stellari: in Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964) a dirigerla c’è Pietro Germi. Stefania stupisce tutti.

È un volto per la commedia, il suo. Ma anche il volto di una mamma. Partorisce Amanda, anche lei oggi ottima attrice, poi si tuffa sul set di Io la conoscevo bene (1965), regista Antonio Pietrangeli. Il ruolo della protagonista Adriana era stato pensato per Sandra Milo. Stefania ne raccoglierà il testimone. Il risultato è strepitoso: un’interpretazione naturale, istintiva, profonda. La migliore della sua carriera.

Stefania nel 2005 a Venezia. In mano ha il Leone d'Oro alla Carriera. (Repubblica)

Arrivano così gli anni Settanta, segnati ancora dalla mano di Pietro Germi (Alfredo, Alfredo, 1972, al fianco di Dustin Hoffman). E da incontri eccellenti: Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola. Sempre affascinante, sorprende pubblico e critica con lo “scandaloso” La chiave (1983), di Tinto Brass. Per Sandrelli inizia una nuova gioventù artistica. Si lancia nei generi più diversi: ironica caricatura di un sex symbol in Eccezzziunale…veramente (1982) di Carlo Vanzina, delicata e convincente nell’affresco in rosa Speriamo che sia femmina (1986) di Monicelli. Francesca Archibugi la chiama per Mignon è partita (1988) ed ottiene Nastro d’Argento e David di Donatello. Vincerà altri premi, fino all’ultimo acuto: il Leone d’oro alla carriera nel 2005.

Ormai insignita del crisma di grande attrice, sempre attivissima, si lascia dirigere da Gabriele Muccino (L’ultimo bacio, 2001) e da Paolo Virzì (La prima cosa bella, 2010). Senza tralasciare la fiction televisiva, la serie Il Maresciallo Rocca (con Gigi Proietti) e la regia (Christine, 2009).

Sono i mille volti e i mille cambiamenti di Stefania. Figlia e madre, donna e adolescente, drammatica e comica. Amica e rivale. Matura e materna, eppure ancora ragazza. L’eterna ragazza del cinema italiano.