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Virna Lisi, colei che fece il gran rifiuto

dicembre 26, 2009

Virna Lisi (vero cognome Pieralisi) è nata a Jesi nel 1937.

Gli americani impazzivano per lei. Volevano trasformarla nell’erede di Marylin Monroe, in una biondissima e luminosa diva glamour. Ma Virna Lisi da Jesi (vero cognome, Pieralisi) nei primi anni Sessanta era già felicemente sposata. E di indossare paillettes e lustrini non voleva saperne. Nemmeno a Hollywood.

I produttori Usa l’avevano scoperta quasi per caso. Dall’Italia del 1950 all’America il passo fu breve e sofferto. Lisi aveva esordito nel cinema con piccoli ruoli in commedie popolari, prima di rivelare un talento drammatico non comune. Eppure le major la impiegheranno soprattutto in ruoli costruiti per esaltare la sua raffinata bellezza. Nel 1965 è accanto a Jack Lemmon in Come uccidere vostra moglie ed  è la partner di Frank Sinatra in U 112 – assalto al Queen Mary. Al 1966 risale invece Due assi nella manica, con Tony Curtis. In mezzo, le richieste insistenti dello show business: feste, copertine, pettegolezzi, invenzioni.

Virna Lisi nel 2009, ospite dell'ultimo Festival del Cinema di Cannes.

Virna non si sente a suo agio, non è quella la carriera che ha sempre sognato.

Sbatte la porta in faccia a Hollywood quando le propongono di diventare la protagonista di Barbarella, ruolo che farà la fortuna di Jane Fonda.

Torna in Italia e accetta di pagare una penale salatissima agli Studios. È l’inizio della sua seconda vita artistica. La cercano Samperi e la Cavani, Lattuada e Germi, Terence Young e Dino Risi. Poi il teatro con Michelangelo Antonioni, l’interpretazione cult in Sapore di mare (1983) dei fratelli Vanzina, i David di Donatello e gli sceneggiati televisivi. Non esita a imbruttirsi per esigenze di copione: la ripugnante Caterina de’ Medici de La regina Margot (1994) di Patrice Chéarau le vale la Palma d’oro per la migliore attrice al Festival di Cannes, oltre a un premio Cesàr.

Da qualche anno, Virna Lisi si dedica con successo alla fiction. Per lei vale ancora il motto che la rese popolare negli anni di Carosello: «Con quella bocca può dire ciò che vuole».